Vota e vinci la moto più bella del Salone di Milano

Dodicesima edizione del concorso "Vota e vinci la moto più bella del Salone".

Antipioggia da moto: se il maltempo si accanisce, l’uomo soccombe

20 maggio 2014
di Mario Ciaccia
11 ore di pioggia battente sono una prova estrema per l'abbigliamento antipioggia. Se poi si mette a nevicare, tutto ciò che è bagnato fradicio si congela. Un test che non avremmo mai voluto fare, ma c’è toccato all’ultimo Fintentreffen

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    Abbigliamento in condizioni pessime

    Il Fintentreffen è un’imitazione itinerante dell’Elefantentreffen: strade innevate e tende, cambiando meta ogni volta (ne parliamo su Motociclismo FUORIstrada di aprile 2013). È questa l’occasione in cui abbiamo (nostro malgrado) verificato che in certe situazioni non c’è abbigliamento protettivo che tenga. La pioggia in moto è da sempre un grosso ostacolo, perché nessuno ha ancora inventato un tessuto che funzioni come la pelle umana, perfettamente impermeabile e traspirante. Il mitico K-way degli anni Settanta era palesemente incapace di reggere gli acquazzoni. I primi completi da moto veramente impermeabili, come i finlandesi Rukka, erano ispirati alle cerate da barca: non passava una goccia, ma bastava metterli per iniziare a fare la sauna, perché erano di plastica, o quasi. Il nylon con le cuciture trattate con le nastrature gommate è più confortevole, ma tiene meno la pioggia e fa sudare lo stesso. Poi è arrivato lui, il Gore Tex, capace di fermare l'acqua ma non la sudorazione. Però non è infallibile: sappiamo benissimo che, se in moto trovi un diluvio coi fiocchi, prima o poi l'acqua passa. Ancora peggio se si fa fuoristrada: si suda anche col Gore Tex e, una volta che sei madido, “l'acqua attira l'acqua” e favorisce il passaggio dell'umido dall'esterno all'interno. Chi fa mototurismo da anni sa che la pioggia battente è un nemico insidioso, insomma.

    MA D'INVERNO È MEGLIO
    Paradossalmente, d'inverno è più facile combattere la pioggia che d'estate, perché i completi leggeri tengono meno dei capi invernali in Cordura e perché più strati indossi e più l’acqua ci mette ad attraversarli. Il Fintentreffen 2013 si è svolto sui Monti Simbruini, tra Lazio e Abruzzo ed è stato interessantissimo, dal punto di vista dell'abbigliamento, perché le previsioni parlavano di nevicate sopra i 1.200 m e piogge torrenziali al di sotto. Ci siamo, pertanto, preparati per sopportare ore ed ore sotto la pioggia battente (arrivavamo quasi tutti dal Nord Italia), ma chi può avere la certezza che il suo equipaggiamento resisterà così tanto? Alla fine, dopo 11 ore di diluvio consecutivo, più due ore la mattina dopo, ci siamo ritrovati in un bar, divisi tra chi decideva di tornare a casa, a causa del collasso della propria attrezzatura e chi, invece, voleva proseguire. È, quindi, scattata spontanea la curiosità di vedere come avevano funzionato i vari sistemi. Va subito detto che c'è una spaccatura netta tra chi accessoria la moto con la coperta paragambe e i paramani imbottiti di pelo (che i più credono essere nati per gli scooter italiani, mentre in realtà erano usati dai motociclisti parigini già 40 anni fa) e chi non lo fa per motivi estetici e pratici. I paramani li usiamo da anni e tengono le mani asciutte, ma questa volta si sono riempiti d'acqua: erano condizioni disumane. In alcuni casi, la gente si trovava le mani in ammollo. Va detto che i guanti possono anche essere perfetti ma, se li si togliamo spesso, le mani bagneranno l’interno del guanto, rompendo l’equilibrio: a quel punto, il guanto non tiene più.

    Ecco come nove di noi erano equipaggiati, cosa ha tenuto e cosa no (cliccate sui link o andate alle pagine successive). Si noterà, nelle foto, come l’abbigliamento fluo spicchi rispetto a quello nero: speriamo che le proposte in tal senso aumentino, perché la sicurezza ci guadagna tantissimo.

    Mario Ciaccia

    Carlo Acquistapace

    CARLO ACQUISTAPACE: MAGLIONCINO ELEGANTE, CASCO DA CROSS
    La curiosità del suo look è che comprendeva un maglioncino di lana elegante, dimenticato addosso quando è partito da Milano direttamente dall'ufficio. La sua giacca Dainese invernale, del 2006, non s'è accorta di quello strato in più, perché è stata presa apposta di due taglie in eccesso, per farci stare più strati a base di pile. E sopra di lei ci andava la giacca Diluvio della Tucano Urbano. Impressionanti gli strati che aveva sulle gambe: una calzamaglia, una tuta da ginnastica, i calzoni Hebo invernali a tre strati (termico, antipioggia e Cordura esterno) e i pantaloni antipioggia di Tucano Urbano. Il tutto, poi, era ulteriormente protetto dalla copertina per le gambe zebrata, molto cool, sempre di Tucano Urbano, che però non arrivava a coprire i piedi per colpa della larghezza del serbatoio della Honda Africa Twin. Ma i piedi stavano al caldo, con due paia di calze dentro le scarpe da tundra artica Sorel Caribou. Guanti Tucano Urbano invernali, con paramani rivestiti di pelo, sempre Tucano Urbano e casco Premier da cross, apparentemente sbagliato visto che è aperto, ma con il sottocasco Carlo era a posto anche quando questo si bagnava.

    Lui si è ritrovato i piedi umidi, forse più per il sudore che per la pioggia e i soliti avambracci bagnati. I guanti Tucano sono caldi, ma traspirano poco, per cui se guidi in tratti tecnici le mani ti sudano e, se poi passi al freddo, la paghi. Ma il problema è passato in secondo piano, quando le mani si sono bagnate a causa dei paramani pieni d'acqua. La sua moto, una Honda Africa Twin 750 del ’93, a Bologna lo ha tradito, per la rottura del regolatore di tensione, quindi il maltempo, in questo caso, non c’entra. 

    Carlo Borea

    CARLO BOREA: FUORI IL BELSTAFF, SOTTO L'ELETTRICO
    Aspetto stranissimo, con un classico intramontabile come la giacca Belstaff e, per le gambe, i pantaloni antipioggia interni (quelli argentati) della BMW portati all'esterno, sopra i pantaloni invernali della Axo (e l'intimo invernale della Spark). La Belstaff non teneva benissimo, così è stata potenziata con una sottogiacca impermeabile BMW. Al di sotto, insieme a due strati di intimo tecnologico di Sixs (con protezioni) e Odlo, c'era anche il giacchino riscaldato elettricamente dalla Klan che, finché funziona, ti cambia la vita.

    Delusione per la visierina antiappannamento fissata al casco Shoei Multitech con i pin lock: si appannava lo stesso ed è stata buttata via. In compenso, i due sottocasco, dei quali uno esteso fino allo sterno e tenuto teso con un elastico sul petto, hanno contribuito a non fare entrare l'acqua dal collo. Quattro paia di guanti: in seta, un Decathlon in neoprene da bici “Meno cinque”, uno pesante in Gore Tex da bici e poi le moffole Tucano Urbano in neoprene, che si sono imbevute d'acqua, bagnando i guanti.

    Piedi: calze leggere in cotone, calze riscaldate elettricamente Klan, calze termiche Bikers, scarponcini TCX Urban impermeabili. Risultato: tenuta ottima, freddo pochissimo, comfort discreto; ma avrebbe (giustamente) preferito calzature più alte e protettive. Riguardo al bagaglio, ha separato gli spazi: borse piccole Giant Loop per attrezzi, catene, cinghie, ramponi, riparagomme; e borsa grande, impermeabile, con all’interno borse impermeabili per tenda, sacchi a pelo, materassino, gavetta, roba da mangiare e un cambio abbigliamento completo: in tutto, ben 27 kg di peso concentrati in una sola borsa, tenuti da due cinghie. Ha usato una Husqvarna TR 650 Terra che non ha patito alcun problema.

    Mario Ciaccia

    MARIO CIACCIA: TRE STRATI IMPERMEABILI
    Ha puntato su tre strati impermeabili, sull'abbinamento copertina per le gambe – paramani invernali e sul giubbotto elettrico della Klan. Ma quest'ultimo è stato vanificato da un problema allo statore della moto ed è stato, quindi, rimpiazzato da una giacca in piumino. Sotto, a pelle, uno alla volta di tre completi intimi della Sixs, della Revi't e della Klim: uno al giorno, a mano a mano che si bagnavano. I tre strati impermeabili erano una giacca invernale della Alpinestars con Gore Tex interno non removibile, che è stata potenziata da uno strato interno impermeabile e termico della Hebo e da una giacca antipioggia giallo fluo della Alpinestars. In questo modo, il corpo è rimasto asciutto tranne gli avambracci, noto punto debole di qualsiasi completo antipioggia. Inoltre, avere percorso i primi 60 km di diluvio senza mettere la giacca esterna ha fatto sì che quella tecnica si imbevesse d'acqua, pur senza farla passare all'interno, per poi congelare quando abbiamo dormito in tenda sotto lo zero.

    Per quanto riguarda gli arti inferiori, un disastro: i pantaloni BMW Atlantis in pelle e il soprapantalone Alpinestars giallo fluo hanno passato acqua alla grande, nonostante la coperta Tucano Urbano che proteggeva sia le gambe, sia i piedi. Scarpe da tundra artica Sorel Big Bear, che promettono resistenza al freddo fino a -43 °C e che sono realmente impermeabili: caldissime, anche troppo, al punto che i piedi sudano e non traspirano. Peccato anche che non siano protettive in caso di caduta. Capitolo mani: i paramani Tucano Urbano erano in una delle  versioni con molto pelo dentro. Li usiamo da anni e sono sempre stati perfetti, con la pioggia, ma non questa volta. Si sono riempiti d'acqua, ma le due paia di guanti BMW Pro Winter 2 e Touring (i secondi usati in fuoristrada o sulle strade innevate) hanno sempre tenuto bene. Il problema è che il pelo interno, una volta fradicio, si gonfia come una spugna e rende molto difficile e pericoloso infilare la mano e cercare la leva della frizione. Ma perché uno dovrebbe toglierla, quella mano? Semplice: per levare la neve dalla visiera, visto che ancora i tergicristallo da casco sono ancora al livello di battuta umoristica. A proposito, il casco era lo Schuberth J1, ovvero il jet con la protezione in carbonio davanti al mento. È comodo, ha una visibilità eccellente e permette di inquadrare con la fotocamera reflex, ma il rivestimento interno antiappannamento s'è sbriciolato subito. Ma al Finten non ci sono le temperature mostruose dell'Elefanten, sicché lui non usa né sottocasco, né il visierino antiappannante interno adesivo tipo quelli della Fog City.

    Bagaglio: ha usato borse laterali Tucano Urbano in Cordura, senza usare le loro coperture impermeabili esterne, perché trova molto più efficace mettere tutti i bagagli interni dentro le buste stagne della Amphibiuos, che non passano una goccia d'acqua e permettono di compattare i bagagli comprimendosi sottovuoto grazie alle valvole di spurgo dell'aria. La borsa a tubo stagna di Tucano Urbano, invece, ha passato l'acqua. La sua Suzuki DR-Z400, già vilipesa per il problema allo statore, s’è fermata per colpa dell’acqua che, dopo essere entrata nel serbatoio, è passata nel getto del massimo: un pomeriggio è stato buttato così, perché pensavamo che il problema fosse elettrico.

    Piero Ciaccia

    PIERO CIACCIA: SPENDERE POCO... MA SPESSO
    La sua filosofia è che sia meglio acquistare e cambiare spesso capi di abbigliamento antipioggia a buon mercato, piuttosto che puntare su prodotti raffinati e costosi, che alla fine ti lasciano a piedi come quelli economici perché, in genere, dopo un anno i vari materiali si logorano. Così, sopra diversi strati di pile, un vecchio piumino Ciesse anni 80, una giacca Axo in Cordura impermeabile e un paio di pantaloni da montagna della McKinley, di tessuto sintetico che asciuga subito, ha messo il classico completo antipioggia Diluvio della Tucano Urbano, foderato ma non traspirante. Il tutto ha retto, tranne che negli avambracci, che sono un noto punto debole. Curiosa la scelta delle scarpe: degli anfibi dal look militare, di marca sconosciuta, imbottiti e con strato di Gore-Tex, acquistati a poco prezzo, ben 15 anni fa, al mercato di Novegro. Non hanno passato una goccia. Coperta per le gambe e paramani della Tucano Urbano, così come i guanti invernali della stessa marca, che hanno tenuto. Trovandosi ancora in buone condizioni, ha terminato il giro. Però lui è stato l'unico a ritrovarsi con il sacco a pelo bagnato: era dentro una borsa stagna Ferrino, senza sacchetti di plastica cautelativi... e con la cerniera che non era stata chiusa bene. Ha usato una Honda Africa Twin 650 di 26 anni fa, che ha marciato come un orologio.

    Tommaso Grazzini

    TOMMASO GRAZZINI: IMBEVUTO COME UNA SPUGNA
    Ha accusato il tipico problema dei completi in Cordura con lo strato impermeabile interno removibile: il corpo resta asciutto, ma la parte esterna si impregna come una spugna, diventando pesantissima. Ma queste erano condizioni veramente estreme: dopo che le giacche si sono impregnate, abbiamo dormito in tenda a 1.400 m, dove nevicava e così tutto quello che era bagnato è diventato un blocco di ghiaccio, abbigliamento compreso. In questo caso, si tratta di giacca e pantaloni invernali Spidi con strato H2Out che, come detto, non hanno bagnato gli strati sottostanti, a parte i soliti avambracci. Tommaso, in realtà, aveva anche un completo Spidi antipioggia esterno, che avrebbe protetto la giacca dall'imbombamento, ma non sempre lo ha indossato, perché nei tratti in fuoristrada faceva sudare troppo e rischiava di lacerarsi. Un terzo strato “quasi” antipioggia era rappresentato dal giacchino Quechuain Softshell Forclaz 700, sotto al quale c'erano un pile Quechua da 8 euro, un intimo invernale sempre Quechua una magliettina in microfibra della Oviesse. Completava il tutto una calzamaglia da jogging. Perfetti gli stivali BMW Santiago in pelle e Gore Tex, che non hanno mai passato l'acqua, anche se non erano caldissimi.

    Tommaso è tornato a casa in anticipo perché già dopo due ore di pioggia (su 13!) s'è ritrovato con le mani fradice, nonostante l'uso di guanti Spidi con membrana H2O. Non utilizzava paramani invernali. Il casco da fuoristrada passava aria sul mento, ma usava il sottocasco. Visierina antiappannante interna della Raleri, che si scurisce col sole: si appannava tra visierina e visiera e l'effetto scurente dura per poche volte. Le borse morbide laterali della Kappa erano protette dalla pioggia tramite i “preservativi” di plastica esterni in dotazione, ma non tenevano l'acqua e si sono sgretolati quando la temperatura è scesa sotto lo zero. Lo zaino cerato della North Face ha passato acqua dalle zip e dalla parte bassa in tessuto sintetico. Infine la borsa stagna Decathlon Tribord da kayak non ha fatto passare una goccia d'acqua, nonostante uno strappo nella parte alta. Come moto aveva una Yamaha Ténéré 660, il cui unico problema è stato la sella di pelo, prima infradiciata e poi congelata!

    Luca Nagini

    LUCA NAGINI: IL COMPLETO DA SCI
    Ha giocato la carta della tuta da sci: una Colmar completa di giacca e salopette imbottiti, non esplicitamente impermeabili come i completi invernali da moto, per cui li ha potenziati con la tuta impermeabile giallo fluo della Alpinestars, leggermente traspirante. Nonostante la giacca passasse l'acqua, questa dopo 11 ore aveva solo inzuppato lo strato esterno della giacca Colmar, senza trasmettere il bagnato e il freddo alle parti vitali, anche perché sotto la giacca - ma sopra due strati di intimo, il Wed'ze (il più caldo della Decathlon) e il Sixs con protezioni D3O, molto comodo e caldo – ha piazzato uno stupendo gilet riscaldato elettricamente della Alpinestars, che dà una vera sensazione di calore solo su busto e schiena, ma ciò è sufficiente a dare tepore a tutto il corpo. Il cavo di alimentazione è delicato e s'è rotto poco oltre l’interruttore, costringendo Luca ad usare lo spinotto diretto: attaccato-acceso, staccato-spento. Il difetto, comune a tutti i giubbini elettrici è che, appena li si scollega, si ha una sensazione di freddo intenso. Due paia di calze: una da bici invernali, l'altra termica “NationalGeographic”, ma non bastavano per stare al caldo dentro gli stivali SIDI Adventure in Gore Tex, che hanno tenuto l'acqua perfettamente, ma non il freddo. Il problema è stato risolto con gli scaldini chimici.

    Casco Schuberth C2 apribile: ha un sistema che fa traslare in avanti la visiera, per spannarla velocemente, ma anche un rivestimento antiappannante poco efficace, per cui si finisce per viaggiare in posizione "scatto avanti" in tutte le situazioni, anche senza pioggia, congelandosi la faccia, nonostante l'uso del sottocasco in microfibra e del paragola antivento. Interessante l'utilizzo di vecchi paramano Tucano Urbano che, avendo poco pelo, si sono inzuppati di meno. Così i guanti Alpinestars Tech Road in Gore Tex non hanno passato l'acqua, a differenza dei Reusch da sci. Luca ha usato anche guanti Acerbis in neoprene da fuoristrada, leggeri e pratici, per montare le catene e guidare sulle neve: si sono inzuppati completamente, ovviamente! La sua KTM 690 era una delle moto più nuove, ma ha sofferto di spegnimenti e irregolarità al minimo a causa dell’acqua penetrata nell’impianto elettrico, inoltre ha crepato il radiatore.

    Emanuele Pasculli Avetta

    EMANUELE PASCULLI AVETTA: DIMENTICANZE TRAGICHE
    D'estate utilizza una tuta antipioggia BMW, che integra con copristivali e copriguanti Dainese ma, in questa occasione, ne ha fatto a meno: la tuta è troppo piccola per coprire i tanti strati dell'abbigliamento invernale, mentre i copristivali e i copriguanti... li ha dimenticati. Ha utilizzato un completo invernale della Dainese di qualche anno fa, con il Gore-Tex, coperto da una Giacca Tucano Urbano Diluvio e da sovrapantaloni Dainese D-Dry. Le due giacche hanno resistito per le prime 11 ore di pioggia battente, ma hanno iniziato a cedere durante le due ore d'acqua della mattina successiva, senza però che il bagnato si estendesse fino al corpo, che era protetto da quattro strati di capi intimi e traspiranti quali il Nike Pro Compression, il Patagonia Alpilene, il Nike Running invernale in Dri-Fit e l'Overside in Polartec. I primi due erano anche indossati sulle gambe, che sono risultate sempre asciutte nonostante Emanuele non usasse la copertina per le gambe.

    I grossi problemi sono arrivati dai piedi e dalle mani: gli stivali Dainese Virunga, da enduro turistico, con D-Dry, molto morbidi e comodi e i guanti Bikers Munchen con Gore-Tex non hanno resistito per tutte quelle ore e, quindi, lui è tornato anzitempo a casa. Niente paramani invernali. Emanuele ha anche guanti riscaldati elettricamente Klan, ma temeva che l'impianto elettrico della Honda XR400 non riuscisse a reggerlo. In passato, Emanuele usava un casco Schuberth C1 dotato di visiera antiappannante di serie che, però, sotto lo zero si crepava e si sbriciolava, esattamente come a Ciaccia. Il C1 ha lo stesso sistema di spannamento del C2 di Nagini sicché, per non viaggiare sempre al gelo, Emanuele l'ha rimpiazzato con uno Shoei Multitec con visierino interno antiappannamento, meno confortevole dello Schuberth. A livello bagaglio, la borsa Ortlieb posteriore ha tenuto, mentre quelle Givi laterali hanno passato acqua nelle tasche esterne, pur se dotate di fodera impermeabile. L'interno, invece, ha tenuto. Ha usato una Honda XR400R, che ha sopportato la pioggia senza problemi.

    Walter Verdecchia

    WALTER VERDECCHIA: GLI ELASTICI-DIGA
    Poiché l'acqua gli colava dalle braccia fin dentro i guanti, degli IXS in Gore Tex, è riuscito a fermarla con degli elastici. Sulla pelle indossava intimo Oj, sopra al quale c'erano due pile Decathlon e la classica giacca invernale in Gore Tex Alpinestars a tre strati. Tre strati anche per i pantaloni da turismo IXS. Troviamo notevole che, sopra tutto questo triplo stratismo, sia riuscito a mettere una tuta intera antipioggia della Alpinestars, che ha usato anche quando non pioveva (chissà che sauna!). Stivali Gaerne da trial, riscaldati con due paia di calze da alpinismo. Guanti IXS in Gore Tex infilati dentro paramani in neoprene di Tucano Urbano e casco Nolan N70 con sottogola, sempre di  Tucano Urbano. Walter è uno di quelli che s'è bagnato di meno: solo le punte dei piedi, oltre ai citati guanti. Anche lui aveva una Yamaha Ténéré 660 e anche lui non ha avuto problemi.

    Danilka Livieri

    DANILKA LIVIERI: L'ECCENTRICO
    Ama il crossover, utilizzando specialmente abbigliamento da snowboard, a suo dire perfetto per andare in moto d'inverno. Il casco jet, con enorme visiera “a bolla”, sembra arrivare dalla Nasa, ma di 40 anni fa. Sotto ci mette un cappello Burton da snowboard e due sottocaschi, uno Alpinestars e uno Columbia. Sul tronco indossa intimo Alpinestars, una t-shirt in cotone (grosso rischio: se suda la bagna per sempre) e una felpa da snowboard Burton, una giacca Alpinestars invernale e impermeabile, una cerata da trekking Quechua. Calzamaglia Alpinestars, pantalone Rev'it a triplo strato (per proteggersi da abrasione, pioggia, freddo). Piedi apparentemente freddissimi: calze di cotone Nike e stivali da cross estivi Alpinestars Tech 10, infilati dentro sovrastivali di gomma! E per i guanti? Niente paramani col pelo, ma due guanti Burton da snowboard con dentro guanti in lattice verde da infermiere (specifici per un certo tipo di ispezioni). A suo dire non s'è bagnato nulla, ma ci sono testimoni che lo hanno visto mentre tentava di asciugare il sedere accanto al fuoco della grigliata serale. Lui usa una Yamaha XT500 Neveu Replica del ’77, che non ha accusato il minimo problema.

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