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Francesco il viaggio lo fa “low”

11 March 2014
di Paola Verani
Fresco di laurea, Francesco Ristori sta ultimando i preparativi per l'avventura che ha sempre sognato: il Far East, il Sol Levante. Nel frattempo, però, si è allenato ad affrontare il viaggio “low budget” nel suo Firenze-Nordkapp: 11.000 km, con spesa giornaliera di 42 euro
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  • 1/23 Partenza per Nordkapp da Montevarchi (FI)

    Francesco il viaggio lo fa “low”

    Eccoci di nuovo all’appuntamento con le interviste di Paola Verani ai travellers. Questa settimana è la volta di Francesco Ristori, ma andatevi a rileggere anche quelle che abbiamo già pubblicato.

     

     

    CULTURA E RISPARMIO

    Per noi Francesco è l'esperto di viaggi “low cost e quindi anche di couchsurfing, la nuova moda di dormire sul divano delle famiglie che ha dato vita a www.couchsurfing.org, una community dell'ospitalità che consente a chi ha spirito di adattamento e scarse entrate di contenere enormemente le spese. In realtà, il couchsurfing è molto più di un sofa gratis: è un'occasione di entrare nel vivo delle abitudini e della cultura del Paese che stiamo visitando. Francesco, nel suo viaggio a Capo Nord (leggete qui l’articolo che abbiamo pubblicato su Motociclismo di aprile 2013 e non perdetevi la gallery) è stato accolto da 14 famiglie in altrettante città (Copenhagen, Stoccolma, Oslo, Stavanger, Odda, Bergen,Trondheim, Bodo, Oulu, Helsinki, Tallinn, Riga, Vilnius e Budapest), risparmiando 23 pernottamenti che, si sa, nel grande Nord non costano poco; ma gli sono stati offerti anche pasti, connessione WiFi, consigli utili per conoscere le città e, naturalmente, un prezioso scambio: “Sapete qual è il bello? Che ho trovato quasi sempre “hosts” che non erano originari dei Paesi dove mi trovavo! A Copenhagen una ragazza polacca, a Stoccolma un croato, a Stavanger un lituano, ad Odda un venezuelano, a Bodo un filippino, ad Helsinki due tedesche ed una russa! A tutto vantaggio del confronto culturale”.

     

    Ora, terminata l'Università, Francesco si può dedicare a tempo pieno all'organizzazione della sua prossima avventura: Firenze-Tokyo, la realizzazione di un sogno che cova da almeno tre anni e che avrà inizio maggio prossimo. L’affronterà sempre in sella alla sua Super Ténéré 750, acquistata per 1000 euro che, però, nel frattempo ha cambiato connotati: “Alla fine del mio viaggio Firenze-Nordkapp, la moto era messa peggio di quando l’avevo acquistata, dovevo decidere se venderla o tenerla in garage, così ho deciso di farne una special da viaggio proprio come piaceva a me, e la passione per la progettazione (sono da poco laureato in Architettura) e per le arti manuali, con l’aiuto del mio amico e artigiano Fabio Goffi, hanno prodotto la mia moto attuale”.

    La passione per le moto di Francesco sbocciò quando, a 15 anni, sua mamma gli portò un catalogo della HM Honda, che lo fece appassionare alle enduro, anche se, lì per lì, dovette accontentarsi di uno scooter (che non voleva neanche). A 18 anni acquistò per 200 euro una motina da cross 125 di 10ima mano o poco meno; il percorso proseguì con un’enduro 250, sostituita in tempi di crisi da una vespa PX 125 del babbo, riscattata in tempo per farsi il giro della Corsica e di Zante in 2 estati diverse. La cosa gli prese gusto e nel 2011 comprò la sua Tenerona.

     

    L'INTERVISTA

     

    Il tuo viaggio più importante, per ora, è Firenze-Nordkapp: che tipo di fascino riesce ancora ad esercitare Capo Nord, diventata ormai una meta classica?

    Sarà diventata una meta classica, ma quando oltrepassi il ponte dell’Øresund ed arrivi a Malmo entri in un’altra dimensione. È impossibile non venire coinvolti anima e corpo nell’infinito blu del cielo scandinavo, nel verde silenzioso delle foreste finlandesi e nella potenza dirompente dei fiordi norvegesi. Sei completamente assoggettato alla natura ed al meteo che cambiano km dopo km, con temperature estive che da noi sarebbero normali in mesi come dicembre, specialmente una volta oltrepassato il mitico Circolo Polare Artico: da lì in poi è una rincorsa alla luce che termina a Capo Nord con il giorno che non finisce mai ed il sole che proietta ombre a 360° girandoti intorno, basso sull’orizzonte.

     

    La particolarità del tuo viaggio è stato il couchsurfing, ci spieghi di cosa si tratta?

    È quell’idea di ospitalità in cui i viaggiatori mettono a disposizione un divano (couch) da“surfare” in modo gratuito, dove come forma di pagamento esiste lo scambio di esperienze, una  mano per le faccende domestiche e certamente una buona dose di cordialità! Il bello è che se non si può mettere a disposizione un divano si può comunque usufruire di questa enorme community, a metà tra Facebook (in quanto si ha un profilo con foto e descrizione) ed eBay (col suo sistema garantito e piuttosto sicuro di referenze). In tutto ho “surfato” i divani di 14 famiglie per 22 notti totali, anche se nella maggior parte dei casi si trattava di studenti o lavoratori single e non famiglie vere e proprie. La media del soggiorno era di 2 notti: è preferibile evitare di arrivare la sera per ripartire la mattina, in quanto è visto come mancanza di rispetto perché si dà l’impressione di associare l’attività di couchsurfing a quella di un B&B.

     

    La più simpatica?

    Mi ricordo Andris, un ragazzo lettone, grande 2-3 volte me, che mi ha ospitato a Budapest e che quando uscivamo la sera nella capitale magiara non riusciva a smettere di bere birra: la quantità minima era la pinta, per arrivare alla caraffa da 1 litro. Una sera ricordo di aver contato oltre 5l di bionde tracannate senza ritegno, e le risate erano assicurate, specie dopo che un altro couchsurfer ospite provò ad imitarlo: dopo averlo perso nel cuore della notte nel centro di Budapest lo abbiamo ritrovato a casa che dormiva in terra sullo zerbino!

     

    La più ostica?

    Non parlerei di famiglia “ostica”, comunque c’è stato un appuntamento mancato che mi ha un po’ infastidito: dopo che la ragazza che mi doveva ospitare non mi ha risposto al telefono per tutto il giorno, mi ha richiamato nel cuore della notte svegliandomi e scusandosi; ovviamente la mattina ho levato le tende (letteralmente, ero in campeggio!) e non l’ho mai più vista. Altre volte è stato ostico trovare la casa: anche il GPS non è mai perfettamente affidabile e, in mezzo alle case a torre grigio sovietico di Vilnius (tutte uguali!), si è perso pure lui lasciandomi in balìa dei residenti che non parlavano una parola di inglese; invece, a Riga la via indicata dall’host non era più esistente ma per fortuna sono stato riconosciuto da sua madre mentre girellavo nel quartiere con l’aria di uno che era caduto dal cielo.

     

    Il momento più imbarazzante?

    L’imbarazzo può manifestarsi in diversi modi, ad esempio quando un host come Enrique, ragazzo venezuelano residente ad Odda (Norvegia) decide di pagarti tutto, dalla A alla Z, perfino una tanica di benzina da 5l, ospitandoti per 3 notti e 4 giorni, mettendoti a tuo completo agio nella sua calda ed accogliente casa, e non hai molto da dargli in cambio. Oppure quando entri in un appartamento finlandese della capitale Helsinki, tutto sudato e sporco, con ancora addosso i moscerini della Lapponia, e trovi ad accoglierti tre ragazze... per fortuna non erano schizzinose!

     

    I  difetti di questo sistema di ospitalità gratuita?

    I difetti si notano dopo pochi giorni di utilizzo del sistema: non sempre è facile far combaciare le date di arrivo e partenza (perciò sul sito esiste l’opzione “date flessibili”), bisogna conoscere l’inglese (anche se io lo considero un pregio, dato che ho imparato più inglese così che a scuola!), e poi non si può far quel che si vuole - del tipo arrivare, dormire, svegliarsi e ripartire - ma si deve collaborare con l’host per far pesare il meno possibile la nostra presenza. Da ultimo, va considerato che la privacy non è molta, in quanto la stanza o addirittura il letto è condiviso; perciò ogni tanto avevo bisogno di inframezzare con nottate sotto le stelle.

     

    Alla fine il tuo viaggio quanto è costato?

    La cifra può sembrare folle per uno studente lavoratore come ero ma, considerando che ho viaggiato in Europa nel periodo di maggior caro benzina e con la maggior parte dei km fatti in Paesi dove il costo della vita è superiore al nostro (in Norvegia quasi il triplo), 1.835 euro in 42 giorni non sono poi moltissimi. Quei 35 euro? Non ho voluto arrotondare a 1.800 perché proprio quei 35 sono la cifra che ho speso per dormire in 6 settimane: 2 campeggi. Il resto è per la gran parte benzina (1.200 euro), cibo (300 euro) e pedaggi (250 euro).

     

    Ora, stai lavorando al tuo nuovo progetto: Firenze-Tokyo, ce ne parli? Perché hai scelto la capitale giapponese come meta finale?

    È un’idea che mi frulla in mente da almeno 3 anni, dovevo andarci in aereo, poi l’occasione è sfumata per vari motivi e così per prendermi una rivincita ho deciso di andarci in moto. È una nazione intrigante: è riuscita a diventare una potenza partendo da un mondo antico e retrogrado, risorgendo dalle polveri radioattive delle due bombe nucleari e superando chi gliele aveva sganciate. Un Paese pieno di contraddizioni e perciò così affascinante. E poi sarà come riportare a casa la mia moto.

     

    Il Sol Levante è sempre stato fonte di grande ispirazione per te, tanto che hai chiamato il tuo sito Sognandoriente.it. Che cosa esattamente ti attira di quella cultura?

    Qualche anno fa un nostro professore universitario ci consigliò una lettura, che poco aveva a che fare con la materia insegnata (estimo) ma che voleva significare per noi un ampliamento degli orizzonti, non solo nel campo dell’Architettura, ma anche nella cultura e nella “geografia”. Quel testo era “In Asia” di Tiziano Terzani, una finestra su un mondo a me poco conosciuto, ma dal fascino così forte nella sua diversità.

     

    Circa 25.000 km in max 4 mesi e solo 3.000 euro a disposizione, ce la farai? Intendi anche lavorare in loco?

    Sto mettendo da parte 2/3 del mio “stipendio” da ormai un anno, con immense privazioni e questa è la cifra che ho raccolto; so cosa significa contenere al massimo i costi durante il viaggio e perciò credo che 3.000 euro mi basteranno ad arrivare e garantirmi un breve periodo di familiarizzazione col Giappone, dopodiché inizierà la seconda fase operativa, nella quale tenterò di inserirmi nella realtà lavorativa locale.

     

    Praticherai ancora il couchsurfing? Sarà forse più faticoso essere ospitato da famiglie con cultura e abitudini molto diverse dalle tue…

    Sì, sicuramente, ricorrerò al couchsurfing: almeno fino al confine asiatico dovrebbe essere semplice trovare un divano tramite la rete. Poi, penso che avverrà più facilmente il fenomeno contrario, ovvero riceverò inviti di ospitalità in maniera naturale. La cultura e le abitudini “cattive”, ahimè, almeno da questo punto di vista, le abbiamo più noi europei che loro.

     

    Puoi dare qualche consiglio a chi, come te, vuole partire avendo un budget stringatissimo?

    Non è semplice: io sono riuscito a mettere in piedi le mie avventure a costo di grandi e continui sacrifici: nei mesi prima della partenza e anche durante il viaggio: bisogna saper fare a meno una notte in albergo o di un piatto caldo seduti ad un tavolo. La determinazione, sì, anche questa deve essere fortissima.

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