Vota e vinci la moto più bella del Salone di Milano

Dodicesima edizione del concorso "Vota e vinci la moto più bella del Salone".

La Dakar africana era tutt’altra cosa…

13 agosto 2017
di Marco Riccardi
La vera Dakar per molti rimane quella che per quasi 30 anni (dal 1979 al 2008) ha visto il rally più famoso e duro del mondo svolgersi nei deserti africani. Oggi la Dakar si corre in Sudamerica e sembrano persi per sempre lo spirito e le atmosfere degli anni d’oro che questa foto racconta alla perfezione
La Dakar africana era tutt’altra cosa…

Indietro non si torna...

Oggi la maratona della maratone non passa più per l’Africa. Affronta altri deserti e dune in Sud America (nella gallery le foto più belle dell’edizione 2017). Qualcuno dice che lo spirito delle prime edizioni del rally inventato nel 1979 dal francese Thierry Sabine si è progressivamente perso, trasformando quella che era una vera avventura in una corsa uguale a tante altre.
Può anche essere. È significativo il fatto che l’incessante lavoro di tutti gli organizzatori che hanno preso il posto di Sabine (morto a bordo di un elicottero caduto in una tempesta di sabbia in Mali nell’edizione 1986) sia quello di creare una gara sempre difficile, sempre al limite dell’impossibile: insomma, una vera “Dakar”. Il giovane rally in Sud America può contare sulla novità del suo percorso dagli spettacolari paesaggi, così diversi e unici.
Difficilmente, però, può replicare la magia del panorama che Claudio Terruzzi sta guardando nella foto che apre questo articolo.

Miraggio o realtà?

L’immagine è stata scattata dal grande fotografo Gigi Soldano, nella tappa tra Djanet (Algeria) e Djado (Niger). È il 1988 e la decima edizione della Dakar. Terruzzi, esuberante pilota milanese, è rimasto a secco di carburante con la sua Honda NXR 750 e sarà Aldo Winkler a trarlo d’impaccio. Ci piace pensare che il Terruzzi sia rimasto affascinato, magari solo per un attimo, davanti al miraggio dell’altopiano del Tassili N’Ajjer al confine tra Algeria e Libia: le sue guglie sono maestose, irreali cattedrali che si ergono nel deserto.

Trionfo italiano in un'edizione maledetta

La Dakar africana era tutt’altra cosa…
Edi Orioli, vincitore della Parigi-Dakar 1988 su Honda NXR750

Fu un’edizione massacrante quella del 1988: 34 moto all’arrivo sul Lago Rosa in Senegal su 183 partite da Parigi. È stata una competizione funestata da sei lutti, tre i morti tra gli abitanti dei villaggi attraversati dalla gara e altrettanti tra i partecipanti al raid. Inoltre, ci fu la caduta del crossista André Malherbe, tre volte mondiale 500, che si spaccò la colonna vertebrale e restò paralizzato. Vinse Edi Orioli con la Honda bicilindrica NXR750, davanti a Franco Picco (con la sperimentale Yamaha YZE 750 a cinque valvole) e Gilles Lalay (Honda NXR750). Terruzzi, che guidava la stessa moto di Orioli, giunse quinto, mentre il generoso Winkler finì 19°, sempre con una Honda, la monocilindrica 650.

© RIPRODUZIONE RISERVATA