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Isola di Man: dove gli uomini sfidano il Limite

17 giugno 2017
di Riccardo Capacchione
Tourist Trophy 2017: la gara più amata e odiata al Mondo si è svolta sotto la dittatura del maltempo, che ha costretto a diversi rinvii. Come nasce la gara dell'Isola di Man; il ritorno dell'Italia alla vittoria; i rischi e i trionfi, aneddoti e storia... Noi c'eravamo e vi raccontiamo tutto
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  • 1/25 Stefano Bonetti in sella alla Paton S1-R Lightweight

    Monster Energy TT 2017

    Isola di Man, poco più di 45.000 persone durante l’anno, 200.000 durante il Tourist Trophy. La differenza la fanno le migliaia di motociclisti che accorrono nel Governatorato Inglese nei primi giorni del mese di giugno, per assistere alla gara motociclistica su strada più contestata, pericolosa e affascinante al Mondo. Quest’anno c’eravamo anche noi, la nostra base una piccola tenda blu, piazzata nel centro sportivo situato nei pressi di Quarter Bridge, un normalissimo incrocio con rotonda che si trasforma in una staccata seguita da una curva destrorsa nel corso delle gare. Si tratta del Metzeler Village, una comoda ed economica sistemazione ideata e realizzata dal costruttore di pneumatici. La difficoltà nel trovare alloggio è una delle caratteristiche del TT, che porta gli aficionados a prenotare per anni e di anno in anno nello stesso hotel. La metamorfosi dell’Isola e in particolare delle sue strade è uno degli aspetti affascinanti del Tourist Trophy: qui anche le azzimate signore inglesi discutono di gomme, motori, angoli di piega, traiettorie, punti di staccata e piloti favoriti, appoggiate ai muretti a bordo strada, pardon, pista, con la stessa naturalezza con cui parlano con le amiche del thè delle cinque.

    Isola di Man: dove gli uomini sfidano il Limite
    I piloti sfidano il limite (e anche la morte), le signore assistono al tutto sorseggiando un cocktail a bordo pista...

    Genesi del TT

    Nata nel 1907, la corsa Road Racing dell’Isola di Man ha aperto nella forma definitiva alle moto nel 1911. Particolare anche la sua genesi: a causa del limite imposto in Gran Bretagna nel 1904, che limitava a 20 mph la velocità massima ammessa sulle strade, quattro galantuomini amanti del motorsport, su un treno di ritorno da una gara in Austria, ebbero l’idea di trasferire sull’Isola di Man, una competizione del circuito Tourist. Man infatti, pur facendo parte dell’United Kingdom, batte una propria moneta e promulga leggi interne, tra le quali anche un limite di velocità che ai tempi fu fissato a poco oltre le 50 miglia orarie. Vista la tipologia delle gare “Tourist” che oggi potremmo definire di “regolarità”, questo limite fu ritenuto più che sufficiente per lo svolgimento di tali competizioni. Le moto, all’epoca, dovevano sottostare a un regolamento che impediva si allontanassero troppo dai modelli omologati per la libera circolazione, in modo da impedire la partecipazione di prototipi. Oggi, oltre al nome, dello spirito di quelle gare resta la notevole lunghezza delle competizioni, che vanno dai 4 ai 6 giri (per il Senior TT) del circuito stradale dello Snaefell Mountain, lungo 60,720 km. Questo obbliga a dei pit-stop le moto, per rifornirle di carburante e per sostituire gli pneumatici.

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    Kneen durante il pit stop della Superstock al TT 2017

    Coraggio o insensatezza?

    Il percorso del TT si snoda nella parte settentrionale dell’Isola: la linea di partenza dalle tribune (Grandstand) di Douglas porta alla celebre discesa di Bray Hill seguita dall’Ago’s Leap, il balzo di Agostini, dove le moto staccano entrambe le ruote da terra per decine di metri. Salti, dossi, cunette ondulazioni, binari del tram e tombini sono parte integrante del fondo stradale, e della pericolosità intrinseca di questa competizione. Accanto a curve da poco più di 70 km/h vi sono tratti dove le Superbike oltrepassano i 300 km/h, tanto che la media record è di ben 133,9 mph, oltre 214 km/h. Oltre alla quasi certa conclusione fatale di un errore da parte del pilota, questo comporta stress meccanici terrificanti per telai e motori, tali da provocare rotture spesso responsabili della morte dei piloti. Proprio il numero elevatissimo di decessi (quest’anno tre, nella media degli ultimi dieci anni), ha portato alla contestazione di questa gara da parte di moltissime persone e dei piloti stessi, fin da tempi passati. Uno su tutti, Agostini che qui vinse ben 10 volte, arrivò a rifiutarsi di partecipare, pur mettendo a rischio la vittoria del Mondiale Velocità, di cui il TT ai tempi faceva parte. I piloti che corrono nel circuito delle gare Road Racing lo sanno bene e adottano stili di guida totalmente differenti rispetto a quelli impegnati nelle gare in circuito. Importante, ovvio, conoscere a menadito il tracciato, ma anche portare la moto con estrema scorrevolezza per mantenere le velocità più elevate possibili in ogni tratto del circuito. La discussione è aperta praticamente da quando il TT è nato e la soluzione a nostro parere non esiste. Quel che si può fare, e si fa, è istruire al meglio i nuovi piloti, più esposti a incidenti: per partecipare è necessario effettuare un praticantato con Richard “Milky” Quayle, ex pilota e uno dei tre Mannesi ad aver vinto il TT e attuale istruttore dei Newcomers.

    Isola di Man: dove gli uomini sfidano il Limite
    Una delle sirene che scandiscono il ritmo fra gare e "ritorno alla normalità delle strade" sull'Isola di Man

    Italia in vetta

    Quest’anno tra i protagonisti del Tourist Trophy c’era anche una moto italiana, la Paton. Ha vinto con Michael Rutter, un velocissimo specialista di gare Road Racing, la classe Lightweight, riservata alle moto “leggere” e derivate da modelli omologati per l’uso stradale. La Paton, dotata di un motore Kawasaki 650 cc bicilindrico parallelo elaborato dal Team italiano, è interamente costruita a mano, dalle sovrastrutture al più piccolo dettaglio. Il gioiello caratterizzante questa moto è senz’altro il telaio, saldato a mano a ottone da Claudio Colombo, mentre il Responsabile Tecnico Andrea Realini e Roberto Pattoni sovrintendono all’intera costruzione delle moto, vendute a piloti di ogni nazionalità in pezzo unico. Gli altri nomi che hanno coronato con la vittoria la partecipazione al TT sono Michael Dunlop, Ian Hutchinson e Michael Rutter, più Anstey nel TTZero e i fratelli Birchall nei sidecar. Questo link vi porterà alle classifiche di ogni singola categoria, compresi i mirabolanti sidecar e le moto elettriche che al TT stanno conquistando spazi e consensi sempre più ampi. Anche se crediamo che l’urlo dei motori a scoppio continuerà per molto a squarciare il silenzio delle verdissime colline affacciate sul mare dell’Isola di Man.

    Isola di Man: dove gli uomini sfidano il Limite
    Rutter in gara al TT 2017 in sella
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