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I borghi più belli di Umbria e Lazio

27 December 2017
a cura della redazione
Non serve andare lontano per ritrovarsi in luoghi meravigliosi. Ecco un itinereario da fare in moto alla scoperta dei borghi più belli dell'Umbria e del Lazio
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  • 1/25 Roma, mausoleo di Cecilia Metella sulla via Appia antica

    Dopo avervi proposto molti viaggi “esotici” (la Via della Seta, la Mongolia, l’Irlanda, il viaggio dall’Alaska alla Terra del Fuoco), oggi torniamo a dedicare la nostra attenzione a un itinerario nostrano. In sella a quattro Moto Guzzi V9 Roamer abbiamo visitato alcune zone colpite dal sisma nell’agosto del 2016 con l’obiettivo di rilanciare il turismo e offrirvi qualche spunto per le prossime vacanze.

    Possiamo sintetizzare così l’identikit del percorso: 400 km totali, 3 giorni impiegati, 22 litri di benzina (circa), 1.895 m s.l.m. di quota raggiunti.

    I borghi più belli di Umbria e Lazio

    Più ce ne sono, meno ne conosci

    I borghi più belli di Umbria e Lazio

    In Italia c’è una situazione paradossale: i posti belli e interessanti sono così tanti, che buona parte di essi sono sconosciuti al grande pubblico. Fin da piccoli sentiamo dire che l’Italia è bella e famosa per via delle sue città d’arte e dei suoi villaggi antichi, ma alla fine si sentono fare sempre gli stessi nomi: Venezia, Roma, Firenze, Assisi, ecc… Ci vuole tempo perché una persona, crescendo, scopra che in realtà di posti clamorosamente belli ce ne sono molti, moltissimi. Ma è stupefacente rendersi conto che quelli che conosciamo sono una minoranza rispetto a quelli che restano da scoprire. Il fascino di questi posti è rappresentato anche dalla totale asimmetria con cui sono stati costruiti, quando l’edilizia moderna si basa su principi opposti.

    Si parte della "Regina Viarum"

    In queste pagine vi parliamo dell'itinerario Roma-Cascata delle Marmore, passando per Castelluccio di Norcia, che è stato blindato fino alla settimana prima del nostro tour per colpa del terremoto e finalmente è raggiungibile, anche se gravemente ferito. Avevamo voglia di comunicare ai motociclisti che amano queste zone, che sono finalmente raggiungibili. Ma ne parleremo più avanti. La partenza è avvenuta a Roma, dal Giardino degli Aranci, con vista sul Cupolone. La capitale d'Italia ha sempre un fascino irresistibile, sia che la si guardi nel suo insieme, con i monumenti disseminati in ogni dove, sia nel dettaglio: per esempio, noi adoriamo quegli edifici rossicci ricavati dal tufo e ombreggiati dai pini che si trovano lungo l’Appia Antica e così, quando abbiamo trovato un bar dentro uno di questi, non abbiamo resistito dal farci una sosta, anche se avevamo fatto solo 5 km. Pochi chilometri fuori Roma, facendo la via Appia moderna, (che non è per niente bella) ci siamo arrampicati sui Colli Albani che, visti dall'alto (con un aereo o con Google Earth), tradiscono la loro origine vulcanica. Si vede un enorme cratere che al suo interno ne ha altri tre: due sono pieni d'acqua (i laghi di Albano e di Nemi) e uno ospita la parte alta e piana del paese di Rocca di Papa. Sull'orlo di questi crateri si trovano dei paesi e due di questi fanno parte del nostro itinerario: Castel Gandolfo, che fa parte dei Borghi più belli d'Italia e Nemi. Il primo è bello alto sopra il Lago di Albano con le case disposte su due file e un viale in mezzo: ecco un raro caso di "borgo più bello" simmetrico. Qui c’è la famosa residenza estiva del pontefice.

    I borghi più belli di Umbria e Lazio

    La salita in discesa

    Per passare dal Lago di Albano a quello di Nemi c'è una sorta di valico da cui si stacca una strada che scende ad Ariccia con un cambio di pendenza così marcato che, anche se resta in discesa, per effetto ottico sembra in salita. La strada è così famosa che la gente ci va apposta per vedere le bottiglie rotolare nel senso opposto a quello percepito, purtroppo lasciandole poi per terra. Il tracciato era molto divertente, motociclisticamente parlando, con tornanti sopra il lago di Albano e ampi curvoni fino a Nemi. Poi abbiamo puntato verso nord e, per uscire dalla zona dei Castelli, abbiamo percorso un rettilineo piatto che attraversa il fondo del cratere principale: sono i Prati del Vivaro, molto amati da escursionisti a piedi, a cavallo e in bicicletta. Da qui abbiamo attraversato i Monti Prenestini, passando per Genazzano, borgo che si sviluppa in discesa (o in salita), con stretti vicoli e il superbo castello dei Colonna in cima. Sui Prenestini ci siamo divertiti molto a guidare, la strada li attraversa con saliscendi, curve a vario raggio e viste sui paesi vicini, che meriterebbero tutti una visita, mannaggia: sono antichi, belli e piazzati in vetta a montagne come San Vito Romano o Bellegra. Ma la sosta l'abbiamo fatta soltanto a Rocca Santo Stefano, dove una poliziotta ci ha dato il primo di tanti permessi per entrare liberamente nel borgo con le moto, al fine di trovare delle buone location fotografiche. Il rimbombo dei motori negli strettissimi vicoli faceva sì che signore anziane uscissero di casa per vedere cosa stesse succedendo e, anziché tirarci la scopa dietro, ridacchiavano e ci davano consigli su quale fosse lo scorcio migliore.

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    Dai Prenestini ai Simbruini

    Da Rocca Santo Stefano a Subiaco ci siamo arrivati con una strada stretta, tortuosa, dall'asfalto rovinato. Subiaco si annuncia da lontano perché è dominata dalla Rocca dei Borgia come se fosse la punta di una piramide. I Borgia erano una terribile famiglia spagnola che dominò queste terre nel XV e XVI secolo, senza andare troppo per il sottile. Il sindaco, Francesco Pelliccia, una persona veramente alla mano, ci ha concesso di percorrere in moto tutta la salita Don Gigi (si chiama veramente così), di visitare la Rocca e di vedere Subiaco dall'alto. Questa cittadina da 10.000 abitanti è una delle più interessanti del Lazio. Nerone aveva qui una villa e vi fece costruire un lago artificiale, la cui diga crollò a causa di un terremoto. Nel VI secolo San Benedetto condusse vita da eremita proprio nei resti della villa di Nerone, poi fondò 13 monasteri nascosti nelle gole della zona. Di questi ne è rimasto soltanto uno: quello di Santa Scolastica, nella cui annessa foresteria abbiamo dormito. Il famoso Sacro Speco, "arrampicato" su una parete come un geco, è stato eretto ben 600 anni dopo la morte di San Benedetto. La cena non s'è svolta a Subiaco, ma in un agriturismo isolato nei paraggi, Colletocci, raggiungibile solo in sterrato.

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    Tocca ai sibillini

    Subiaco sorge ai piedi dei Monti Simbruini, che amiamo per via dei suoi spettacolari altopiani carsici, ma queste montagne le abbiamo aggirate per passare direttamente ai Monti Sabini. Collalto s'è sviluppata tra il VI e il IX secolo d.C. come sistema difensivo degli abitanti del luogo contro le scorrerie dei longobardi e dei saraceni. La cosa è evidente ancora oggi, perché il paese si trova su una rupe dominata da un castello bellissimo. Il borgo è in condizioni eccellenti, è ordinato, pulito, perfettamente conservato, è un luogo da favola gestito da una sindaca, Maria Pia Venturi, che lo ama come fosse sua figlia. Altrettanto bello è Castel di Tora, anche lui arrampicato fino in vetta a uno scoglio che domina il lago artificiale del Turano, dove la gente faceva il bagno e andava in barca. In cima al paese c'è una piazzetta gremita che ci aspettava con stuzzichini e beveraggi vari: un salottino sospeso sul lago, con una fontana bellissima e tante persone che chiacchieravano, bambini in bicicletta, anziani di buon umore. Di questi posti ricorderemo la bellezza dei paesi, il verde che li circonda e la serenità degli abitanti. A Cittaducale, che fino al 1927 era abruzzese e poi è diventata laziale, è cambiato tutto. Cioè, gli abitanti sono sempre simpatici, ma l'aspetto della cittadina rompe con quanto visto finora, perché deriva da un accampamento romano, quindi ha una pianta regolare e si sviluppa in piano. Inoltre è stata rifatta dopo il terremoto del 1703. Poi, il viaggio ha cambiato completamente tenore, perché c’era da superare il gruppo del Terminillo attraversando il più alto passo asfaltato degli Appennini, la Sella di Leonessa, 1.895 m. Leonessa affascina perché è un borgo medioevale alto quasi 1.000 m sul mare, dove d’inverno nevica spesso e volentieri: atmosfere nordiche e case latine. Vie parallele conducono alla bellissima piazza VII aprile, trionfo della asimettria, chiusa dalla Chiesa di San Pietro come se fosse un tappo. Qui m’è capitato di cenare due volte in due chiostri di cui non ci si immagina l’esistenza, dietro alle chiese di San Pietro e San Francesco.

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    La grande sorpresa

    Norcia. Qui il terremoto ha fatto danni. La cinta muraria è sfondata in più punti e sono crollate tutte e 64 le sue chiese. Abbiamo cenato nel tendone che ha preso il posto del ristorante Granaro del Monte, dove però spirito e cucina eccellente non sono stati scalfiti. Per vedere il sole sorgere a Castelluccio di Norcia ci siamo svegliati all’alba. La strada si arrampicava dai 600 m di Norcia ai 1.600 m del Passo Ventosola, da cui si vedeva lo straordinario spettacolo del Pian Grande immerso nella nebbia. In parecchi punti è franata, ci sono semafori a regolare il traffico nei due sensi. Arrivare in cima è stata un’emozione. C’era la nebbia, c’erano solo cinque gradi, ma siamo tornati a Castelluccio, una delle mete più amate dai motociclisti italiani. Raggiunta di nuovo Norcia siamo poi andati a Vallo sul Nera, un gioiellino dove il permesso di girare in moto mi ha fatto finire in un turbinio di scalinate da cui non riuscivo a venire via. Allora s’è aperta la porta di una casetta e una signora, guardandomi, ha detto: “Ma mio figlio ci passa sempre con la moto, qua, senza problemi. Ah, ma lui ha la moto da cross”. Erano gli sgoccioli del giro. Siamo passati per Scheggino (la Venezia tascabile per via di un unico e corto canale che ne attraversa la parte bassa), per l’Abbazia di San Pietro in Valle (i cui affreschi hanno ispirato Giotto) e per Monterivoso, dove abbiamo pranzato in uno dei più strani ristoranti che abbia mai visto: una galleria sotto una chiesa… Lo spettacolo grandioso della Cascata delle Marmore, con la sua freschissima acqua nebulizzata, ci ha ritemprato prima di arrivare all'ultimo dei borghi in programma per questo itinerario, San Gemini, noto per le sue acque termali ma da "riscopriprire" come esempio di architettura medievale ben conservatasi.

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